giovedì 31 dicembre 2009

La scusa del Perdono


Ancora pochi posts, ma i vostri commenti già spolverano nella mia mente dei vecchi episodi risalenti all’inizio di quest’anno e che hanno modellato alcuni miei modi di pensare. In questo caso è stato il commento di ilpargolo nella parte: “C'è da dire che poi il relativismo che implicitamente ammettiamo ogni giorno come la base della conoscenza ci induce a considerare ogni punto di vista egualmente valido, quando così non è.”

Istintiva la mia risposta: “[…] ritengo che quei punti di vista che tu dici non essere egualmente validi non siano altro che delle giustificazioni che le persone usano per procedere in modi che loro sanno sbagliati, ma li preferiscono per andare a loro vantaggio.

Sì perché quest’anno mi è capitato di osservare una cosa: alcune persone agiscono nel loro interesse e dopo chiedono scusa. Insomma, si può dire che usano la scusa del perdono: una volta che loro si mostrano pentiti, la colpa passa a chi riceve le scuse per non saper perdonare. A me è sempre stato insegnato che il perdono va ai pentiti e non a chi ha pianificato le scuse. E questo atteggiamento, in tutta sincerità, mi lascia a bocca aperta.


martedì 29 dicembre 2009

un Peso e due Misure


Bene, dopo questa inaspettata accoglienza non c’è altro da fare che andare avanti continuando a scrivere. E allora prendo spunto da una frase che, da brava neosplinderiana, ho letto in questi giorni andando in giro tra i diversi space: “Vedi di non chiamare intelligenti solo le persone che la pensano come te”.

È una frase che devo tenere ben a mente, perché in effetti mi è stato fatto notare che alcune volte cado in questo errore. Scrivo nella convinzione che le mie parole siano assolute e condivise da tutti, senza accorgermi che quello che a me può sembrare così normale e scontato, per qualcun altro potrebbe non esserlo. Scrivo in questo modo perché rendo Legge Universale una mia massima, per citare il famoso filosofo Immanuel Kant, e finisco col pretendere che la mia massima sia davvero Legge Universale.

Eppure è strano, perché io parlo di pesi e di misure. Ma dovrei rendermi conto che in alcune cose il metro per la valutazione delle misure non è una Legge condivisa da tutti, ma uno strumento influenzato dalla nostra soggettività.

E allora probabilmente è necessario che io impari a esporre il mio pensiero certamente con convinzione, ma senza pretesa di condivisione da parte di chi mi ascolta.

Si ringrazia rafaledevent per l’ispirazione del titolo del post attraverso un PVT

domenica 27 dicembre 2009

Pesi e Misure


Dopo più di un anno di indecisioni eccomi anch'io su splinder. Ancora un po' di cose da sistemare tra avatar, template ed altro, ma incomincio a rompere il ghiaccio con il primo intervento descrittivo per la scelta del titolo.
Perché questo nome. Perché credo che nei pesi e nelle misure sia riassunto un concetto un po' onnicomprensivo. L'idea l'ho avuta ascoltando e osservando quanto spesso le persone facciano affermazioni estreme: gioie e dolori titanici per piccolissimi avventimenti, che non riesco a capire come siano possibili. E mi chiedo, quindi, se ad ogni peso è stata attribuita la giusta misura. Poi ho riflettuto, e ho notato che pesi e misure intervengono anche nell'equilibrio. Magari tra ragione e sentimenti, tra volere e dovere, tra dare e ricevere. D'altronde, mi sto accorgendo come ultimamente proprio io sono alla ricerca di un equilibrio, quindi credo che sarà utile anche a me stessa ricordare che questo si ottiene attribuendo ad ogni peso la giusta misura.
Avrò modo di spiegarmi nei post successivi, e forse voi stessi noterete che in ogni cosa vedo una lotta tra due elementi opposto in cerca di equilibrio. Un po' come Giosuè Carducci.