venerdì 19 febbraio 2010

Sintesi

Leggo e rileggo i miei post, e ci sono due temi che vedo ricorrere: il problema della chiusura col passato, la preoccupazione delle reazioni degli altri. Due temi che ho sempre creduto non mi appartenessero, eppure a quanto pare sono molto presenti a livello inconscio. E allora concludo con una frase, un’ultima (si spera) metafora sugli argomenti:

Mi sono accorta che il mio portapenne è pieno di penne scari-che. E se voglio continuare a scrivere devo comprare le nuove e buttare le vecchie.

Sarà forse questo il primo passo per l’equilibrio?

venerdì 5 febbraio 2010

Elogio agli architetti

(metaforico ovviamente!)

Per fare una casa ci vogliono un architetto e un ingegnere. Sì, per quanto possano non sopportarsi c’è bisogno della loro collaborazione. E non so dire chi dei due è più di aiuto all’altro.
Un architetto fa un progetto tanto perfetto quanto utopico. Ed è vero che senza l’aiuto dello strutturista ingegnere quell’opera non si reggerà. Ma è vero anche che se l’architetto non si ostinasse a voler portare avanti quelle utopie anche di fronte alle difficoltà che l’ingegnere gli mostra, allora l’ingegnere non sarebbe costretto a sfidare sé stesso e si accontenterebbe della più facile struttura. Ma magari quella più facile struttura non è la minima indispensabile. E siccome "la perfezione non si raggiunge quando non c'è più nulla da aggiungere, ma quando non c'è più nulla da togliere" (cit. Antoine de Saint-Exupéry), se l’architetto non costringesse l’ingegnere a sfidare sé stesso allora non si raggiungerebbe la perfezione.
Probabilmente io non voglio ascoltare il mio architetto, e nella mia struttura metto troppi pilastri. Forse è il caso di togliere i superflui e godersi lo spazio libero.


mercoledì 3 febbraio 2010

Annichilita in te

Tre giorni fa ho letto l’ultimo intervento dell’utente capitanotutteame. In sintesi, tratta di un suo innamoramento per una persona con la quale probabilmente non potrà coltivare alcun rapporto. Lei è impegnata, e non sembra intenzionata a rompere il suo legame per intraprenderne uno nuovo.
Il suo paragrafo de “I Sintomi” mi ha riportato alla mente una poesia che scrissi quando sono stata lasciata da un ragazzo. Anche se non sapevo cosa di specifico mi piacesse di lui, la sua sola presenza mi procurava delle sensazioni molto forti. La poesia è la seguente:

Annichilita in te
che hai reso tutto il nulla
e hai trasformato in te il mio mondo.
Mi hai invaso il cuore
stendendo le radici in lungo e in largo
senza lasciare affetto per nessuno.
E sei fiorito nel mio petto
per poi strapparti via
lasciando il vuoto delle tue radici.
E il nulla è tutto ciò che resta.