lunedì 29 novembre 2010

Gli effetti della Fisica

- la felicità è sempre qualcosa di impossibile e di ideale, quindi è inutile pensare di raggiungerla.

- beh, anche il Ciclo di Carnot è impossibile e ideale. Eppure, si fa di tutto affinché le macchine reali gli si avvicinino.


mercoledì 10 novembre 2010

Lo strappo nel cielo di carta

"Ora senta un po' che bizzarria mi viene in mente! Se, nel momento culminante, proprio quando la marionetta che rappresenta Oreste è per vendicare la morte del padre sopra Egisto e la madre, si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino? Che si avrebbe? [...] Oreste sentirebbe ancora gl'impulsi della vendetta, vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi, sul punto, gli andrebbero lì, a quello strappo, donde ogni sorta di mali influssi penetrerebbero nella scena, e si sentirebbe cadere le braccia. Oreste, insomma, diventerebbe Amleto.

Tutta la differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta."


L. Pirandello | Il fu Mattia Pascal

venerdì 5 novembre 2010

Ragione e Apatia

Un problema che noto essere abbastanza diffuso, è considerare la ragione come la negazione delle emozioni. Dal greco, pathos, l'assenza di emozioni non è la "ratio" latina ma è l'a-pathos, cioè l'apatia. D'altronde, quello che mi sono sempre chiesta è: chi, razionalmente, non vorrebbe provare emozioni?


mercoledì 20 ottobre 2010

Sesso e Amore

"...ti innamori di una persona che ti indica la strada per progredire nel quadro delle circostanze di quel momento. Allora per uscir fuori dalla trappola esistenziale in cui eri finito o in cui ti eri cacciato, per liberarti di una schiavitù ormai insopportabile, ti serviva quella persona con le sue qualità, le sue idee, con il suo corpo, ciò che essa simboleggiava, ciò a cui essa alludeva. Tutte queste cose trasfigurate dall'innamoramento ti sono state d'aiuto per vincere la tua partita.

Ma poi col passare del tempo tu hai dovuto incontrare altri problemi e quella persona che era la tua compagna e la tua guida, non ti serve più per progredire.

Non perché sia peggiorata, ma semmai perché è rimasta la stessa. La fine di un amore è sempre amara per entrambi perché ciascuno rimpiange all'altro di non essere come lo aveva immaginato, mentre in realtà gli rimprovera di essere proprio ciò che era.”


da "Sesso e Amore", F. Alberoni

lunedì 18 ottobre 2010

La Ragione è la Madre dei Sentimenti

- "È sbagliato. Perché così dicendo affermi che razionalmente decidiamo cosa provare. Eppure tutti sappiamo per esperienza che il più delle volte la testa e il cuore viaggiano in direzioni opposte. Per questo ti dico che il sentimento non può nascere dalla ragione."
- "È vero. Ma adesso non pensare al sentimento come il frutto della ragione. Pensa a una madre che vede i suoi figli crescere. A una madre che guarda i figli tacitamente, e li educa per farli andare avanti nella giusta direzione. Che non sopprime i sogni dei figli, ma li guida. E con la lucidità di chi è al di fuori sa indicar loro quando proseguire e quando fermarsi.  Non credi che la ragione sia una madre?"



domenica 17 ottobre 2010

Nuovo Template

Dopo aver dimostrato che le apparenze ingannano (e non poco), ho deciso di cambiare il template al mio blog. Così appare un po' diverso. È coerente, no? Un po' meno piatto e un po' più personalizzato, cambio radicale dal viola all'azzurro, e il nuovo tentativo di implementare il tasto "mi piace" nei posts.

Anche il "nuovo" avatar è intonato con lo stile azzurrino, però mantiene un po' quel tocco di viola del template precedente.

Però non lasciatevi ingannare dall'apparenza! I posts non sono cambiati né cambieranno.


giovedì 14 ottobre 2010

Le Apparenze...

"E come hai conosciuto il tuo ragazzo?"

"Ti ricordi il mio ex?"

"Sì"

"Era il suo migliore amico"

"Che str*nza!"


martedì 5 ottobre 2010

Ricolleghiamo i fili

Mi sono accorta che leggendo i commenti del mio ultimo post mi viene sempre da rimandarvi al mio penultimo post. Allora ricollego un attimo i fili, e ve li faccio leggere insieme. Prima il penultimo e poi l’ultimo, inserendoci nel mezzo un mio vecchio intervento.


                 “Io credo che spesso trasformiamo le persone in sensazioni, per questo non riusciamo più a capirle. All'inizio riusciamo a conoscerle per quello che sono. Poi analizziamo, sintetizziamo e facciamo esperienza del loro modo d'essere. Col tempo trasformiamo l'esperienza in pregiudizio, partendo prevenuti. E non vediamo più le persone, ma delle sensazioni

                  “Se tu compri una piantina che ti piace, e ansioso di vederla crescere ci metti più acqua con la speranza che cresca prima, alla fine la piantina affoga e muore. Perderai l’acqua, la piantina e le tue aspettative. E starai sempre a chiederti che cosa hai fatto di sbagliato, perché quello che a te appare è che le hai dato quello di cui aveva bisogno. Ma non ti accorgi che il problema è proprio che gliene hai dato troppo e tutto insieme.
Anche il troppo bene fa del male, sia a chi lo riceve che a chi lo dona. E l’eccessivo bene è il male più difficile da comprendere e accettare.”

                   "Se noi proviamo qualcosa ma gli altri capiscono il contrario, non è sbagliato quello che proviamo ma come lo esprimiamo. E per quanto avremo la consolazione che per come ci siamo espressi siamo stati noi stessi, non verremo comunque capiti. Bisogna uscire da sé stessi e chiedersi cosa appare delle proprie azioni. Tu sai il significato delle tue azioni. Vedi se fuori di te appare quel valore. Noi non dobbiamo cambiare per gli altri, ma per noi stessi. Dobbiamo cambiare per esprimere quello che proviamo"

 


Essere sé stessi a volte è una consolazione

"Se noi proviamo qualcosa ma gli altri capiscono il contrario, non è sbagliato quello che proviamo ma come lo esprimiamo. E per quanto avremo la consolazione che per come ci siamo espressi siamo stati noi stessi, non verremo comunque capiti. Bisogna uscire da sé stessi e chiedersi cosa appare delle proprie azioni. Tu sai il significato delle tue azioni. Vedi se fuori di te appare quel valore. Noi non dobbiamo cambiare per gli altri, ma per noi stessi. Dobbiamo cambiare per esprimere quello che proviamo"

giovedì 30 settembre 2010

Persone e Sensazioni

"Io credo che spesso trasformiamo le persone in sensazioni, per questo non riusciamo più a capirle. All'inizio riusciamo a conoscerle per quello che sono. Poi analizziamo, sintetizziamo e facciamo esperienza del loro modo d'essere. Col tempo trasformiamo quell'esperienza in pregiudizio, e partiamo prevenuti. E non vediamo più le persone, ma delle sensazioni"


martedì 7 settembre 2010

Lezioni di Matematica

(ecco a cosa servono!)

- Non sono pessimista, sono realista.
- Che esagerazione. Perché dici così?
- Perché è un dato di fatto, tutti mi hanno detto che non è possibile.
- Tutti chi?
- Tutti! Tutti quelli a cui ho chiesto.
- Mi tornano in mente le lezioni di Matematica.
- Che c’entra adesso?
  - Il professore diceva sempre “ok. Abbiamo visto che vale per il numero 1, per il numero 2 e per il numero 3. Ma i numeri sono infiniti, non possiamo mica provare per tutti!”
- E questo che vuol dire?
- Che dei singoli casi non dimostrano il Teorema. Quindi il tuo discorso cade


domenica 29 agosto 2010

Giocattoli nuovi

Come un bambino con un giocattolo nuovo e alla moda ottenuto con i capricci, che guarda l'amichetto e dice: "io gioco con questo e tu non ce l'hai!". Senza pensare che ieri non lo aveva neanche lui. Senza pensare che domani lo avrà anche l'amichetto.
Da grandi, beh, le cose cambiano. Con un giocattolo nuovo si dirà all'amico "e tu con cosa giochi?". Sì, cambiano le frasi. Ma non il senso.
Grandi o piccoli, c'è chi continua a godere di quel giorno di superiorità. Dimenticando che ieri si era uguali e che lo si sarà anche domani.



lunedì 14 giugno 2010

Il potere della massa

    Avete presente le formiche? Che se una formica si trova a lottare contro un altro insetto allora escono tutte in massa per uccidere il rivale? Beh è qualcosa di simile. Di fronte a un formicaio si perde cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ciò che conta è solo il potere della massa.

mercoledì 14 aprile 2010

Architettura di facciata

“Sembra che lo scopo dell’architettura post-modernista sia ingannare l’occhio, come se gli edifici dovessero suggerire, ricordare, intimare qualcosa che non sono.
Da qui l’importanza della facciata, l’edificio considerato dall’esterno, come osservato attraverso il finestrino di una macchina, semplicemente passando. All’interno e dietro la facciata il vuoto del nichilismo. Secondo me, l’aspetto più importante è che abbiamo perso il senso dell’immagine. Ora tutto è immagine. Lo scopo dell’arte una volta era produrre immagini autentiche. Ora le immagini sono diventate immagini «sostitutive», secondarie, terziarie, ecc. hanno perso la loro capacità di rappresentare l’anima"

J. Hillman
L’anima dei luoghi

Mi è capitato spesso di sentir parlare di “Architettura di facciata” nel settore edilizio - architettonico, e approfondito il concetto su internet. Non sembra anche a voi che sia molto diffusa la morale di facciata?

lunedì 5 aprile 2010

L'uomo plastilina

L’essere umano è un po’ come una plastilina. Ogni pezzo nasce con una forma che lo spinge ad un determinato modo d’essere, e quando viene tolto dalla confezione può assumere le più diverse forme. Ogni mano che passa può modificarne la morfologia.
Con il tempo, la plastilina tende a indurire per dei processi naturali, e a mantenere la forma che gli è stata conferita. Aumenta la durezza, e di conseguenza la sua resistenza. Ma come insegnano gli studi scientifici, all’aumentare della resistenza aumenta anche la fragilità. E di conseguenza, diminuisce la duttilità. E infatti, così com’è vero che una mano esterna può difficilmente modificare la forma di una plastilina asciutta, è anche vero che se una mano esterna spinge forte su una plastilina asciutta rischia di romperla irrimediabilmente. Così com’è vero che una plastilina, una volta asciutta, rischia di non potersi più correggere una volta che si accorge di essere sbagliata. O se ci riesce, è costretta a farlo con grande delicatezza per diminuire il rischio di spezzarsi.
Quando una plastilina giovane viene modellata da una mano sbagliata, deve darsi da fare per dirigersi alla forma desiderata. Perché una volta assunta la giusta forma, avrà la giusta resistenza per non farsi più modificare da quella mano
Il segreto di una plastilina è quello di tenersi sempre un po’ in movimento per evitare di essiccarsi troppo presto.

domenica 28 marzo 2010

Attraversato dal passato

“L’olfatto e l’udito sono i sensi del ricordo. Il primo in maniera indiretta, il secondo in maniera diretta. Basta sentire un profumo o una melodia per riuscire a vedere da fuori il te stesso del passato. E per capire davvero cosa hai provato senza neanche accorgertene. Improvvisamente pervaso da un’onda di sensazioni di cui non avevi neanche notato l’esistenza. E allora capisci che tutto quello non ti appartiene più. Capisci che tutto quello è il passato."

domenica 21 marzo 2010

Test su Facebook

Cioè, io apro un blog su splinder per la ricerca dell'equilibrio e face-book mi scrive questo come risultato di un test:

Scopri il tuo segno elfico: Sei Nolwë, l'elfa della Saggezza

Intelligente, responsabile, molto prudente, sai che non è sempre oro tutto quello che luccica e proteggi te stesso con quell'inaffondabile scudo che è la tua razionalità. Soppesi con lucidità e chiarezza ogni avvenimento, dalle inezie fino alle tragedie. Giudizioso e accorto, sai sempre dare un buon consiglio o una parola gentile a chiunque, ma forse spesso dimentichi anche tu le tue esigenze, come quelle di abbandonarsi qualche volta al vivo istinto. Sei una persona saggia...e non te ne pentirai affatto! Qualità Elementale: Equilibrio

venerdì 5 marzo 2010

Essere o non essere?

Ultimamente mi accade di essere sottoposta più volte a un quesito al quale ancora non ho trovato una risposta. Bisogna essere ciò che si è o bisogna impegnarsi ad essere come si vorrebbe essere? Nel primo caso dovremmo dire “sono così, esatta o sbagliata vado avanti senza correggere i miei difetti”. Nel secondo caso potremmo rischiare di modificare il nostro modo di essere tanto da sradicare in noi il nostro istinto e la nostra spontaneità. Nessuno è perfetto, ma bisogna tendere alla perfezione o accontentarsi dell’imperfetto senza cercare di correggerci? E se tutti tendessero alla perfezione cosa ci distinguerebbe? C’è anche qui una ricerca di equilibrio?

(PS: rivoglio le vecchie faccine!)

venerdì 19 febbraio 2010

Sintesi

Leggo e rileggo i miei post, e ci sono due temi che vedo ricorrere: il problema della chiusura col passato, la preoccupazione delle reazioni degli altri. Due temi che ho sempre creduto non mi appartenessero, eppure a quanto pare sono molto presenti a livello inconscio. E allora concludo con una frase, un’ultima (si spera) metafora sugli argomenti:

Mi sono accorta che il mio portapenne è pieno di penne scari-che. E se voglio continuare a scrivere devo comprare le nuove e buttare le vecchie.

Sarà forse questo il primo passo per l’equilibrio?

venerdì 5 febbraio 2010

Elogio agli architetti

(metaforico ovviamente!)

Per fare una casa ci vogliono un architetto e un ingegnere. Sì, per quanto possano non sopportarsi c’è bisogno della loro collaborazione. E non so dire chi dei due è più di aiuto all’altro.
Un architetto fa un progetto tanto perfetto quanto utopico. Ed è vero che senza l’aiuto dello strutturista ingegnere quell’opera non si reggerà. Ma è vero anche che se l’architetto non si ostinasse a voler portare avanti quelle utopie anche di fronte alle difficoltà che l’ingegnere gli mostra, allora l’ingegnere non sarebbe costretto a sfidare sé stesso e si accontenterebbe della più facile struttura. Ma magari quella più facile struttura non è la minima indispensabile. E siccome "la perfezione non si raggiunge quando non c'è più nulla da aggiungere, ma quando non c'è più nulla da togliere" (cit. Antoine de Saint-Exupéry), se l’architetto non costringesse l’ingegnere a sfidare sé stesso allora non si raggiungerebbe la perfezione.
Probabilmente io non voglio ascoltare il mio architetto, e nella mia struttura metto troppi pilastri. Forse è il caso di togliere i superflui e godersi lo spazio libero.


mercoledì 3 febbraio 2010

Annichilita in te

Tre giorni fa ho letto l’ultimo intervento dell’utente capitanotutteame. In sintesi, tratta di un suo innamoramento per una persona con la quale probabilmente non potrà coltivare alcun rapporto. Lei è impegnata, e non sembra intenzionata a rompere il suo legame per intraprenderne uno nuovo.
Il suo paragrafo de “I Sintomi” mi ha riportato alla mente una poesia che scrissi quando sono stata lasciata da un ragazzo. Anche se non sapevo cosa di specifico mi piacesse di lui, la sua sola presenza mi procurava delle sensazioni molto forti. La poesia è la seguente:

Annichilita in te
che hai reso tutto il nulla
e hai trasformato in te il mio mondo.
Mi hai invaso il cuore
stendendo le radici in lungo e in largo
senza lasciare affetto per nessuno.
E sei fiorito nel mio petto
per poi strapparti via
lasciando il vuoto delle tue radici.
E il nulla è tutto ciò che resta.



sabato 30 gennaio 2010

"Non capisco dove sbaglio"

“Se tu compri una piantina che ti piace, e ansioso di vederla crescere ci metti più acqua con la speranza che cresca prima, alla fine la piantina affoga e muore. Perderai l’acqua, la piantina e le tue aspettative. E starai sempre a chiederti che cosa hai fatto di sbagliato, perché quello che a te appare è che le hai dato quello di cui aveva bisogno. Ma non ti accorgi che il problema è proprio che gliene hai dato troppo e tutto insieme.
Anche il troppo bene fa del male, sia a chi lo riceve che a chi lo dona. E l’eccessivo bene è il male più difficile da comprendere e accettare.”

lunedì 25 gennaio 2010

Pezzi di Puzzle

Immaginiamo di voler fare un puzzle rimasti colpiti dall’immagine che è sulla scatola. Entusiasti e ansiosi del risultato, rovesciamo i pezzi sul tavolo e ci mettiamo all’opera. Troviamo due pezzi che sembrano andare l’uno vicino all’altro, ma non s’incastrano. E allora, per il momento li forziamo dicendo a noi stessi che vedremo più in là se andranno bene. All’inizio l’immagine somiglierà a quella della scatola, ma poi a poco a poco per finire quel puzzle saremo costretti ad incastrare con la forza tutti pezzi che non vanno bene tra loro. E quell’immagine che tanto ci piaceva andrà sempre di più a distorcersi. E alla fine quella immagine non la otterremo mai. O perché incastreremo i pezzi sbagliati o perché non riusciremo a finire il puzzle.

"- il punto è che non ci sei soltanto tu a fare quel puzzle, ma ci sono anche gli altri che ti aiutano a farlo. E magari gli altri vogliono continuare a finirlo.
- sì, e a volte ti passano il pezzo sbagliato. Che forse è sbagliato per te, ma non per loro. Senza accorgersi che se è sbagliato per te, è sbagliato anche per loro."

mercoledì 20 gennaio 2010

Rami Appassiti

Altro non siamo che il tronco di un albero, e da noi si estendono dei rami che rappresentano le nostre relazioni. Ad ogni ramo noi doniamo la nostra linfa, che attraversandoli permette loro di nutrirsi e generare dei fiori. Noi, in quanto parte della flora, ci ritroviamo a dover far fronte al passare delle stagioni ed a comprendere che quei fiori che vediamo nascere dai nostri rami non possono essere eterni. E che molto spesso, non lo sono neanche i rami.
Quando un nostro ramo appassisce, dobbiamo imparare ad accettare che non ha senso far gravare su di noi qualcosa che non può più donarci quell'aspetto vigoroso che abbiamo avuto precedentemente.
Dobbiamo imparare che non possiamo sperare che fiorisca un ramo senza vita, e che donargi ancora la nostra linfa non riporterà quella stagione passata. Continuare a cedere la nostra linfa a un rampo appassito, che magari ha avuto anche un gran periodo di fioritura, vuol dire perderla. Dobbiamo imparare che quando un ramo è appassito dobbiamo rivolgerci altrove, e far scorrere trepidamente la nostra linfa in quei nuovi germogli che attendono solo di essere coltivati. Sperando, perché no, che possano dar vita a un ramo più forte che possa superare le brutte stagioni.
Un ramo appassito non potrà nuovamente maturare, e non dobbiamo guardare la sua bellezza passata con nostalgia, ma con un sorriso per il ricordo di quello che è stato e che oggi non è più. Impariamo che potare un ramo non ha altro scopo che evitare di sprecare le nostre risorse per ciò che nonostante il nostro sacrificio non avrebbe comunque vita. Permettiamo al tronco di non procurarsi dolore, e di investire la linfa nei germogli vivi.

lunedì 11 gennaio 2010

Ridere e Sorridere

"La risata è tanto più intensa del sorriso quanto più breve dello stesso"

Parole simili, e per quanto simili esprimono sensazioni così diverse. Sì, perché ridere e sorridere differiscono non solo per il modo in cui si mostrano, ma soprattutto per quello che comunicano.

Una vera risata può nascere spontaneamente in seguito ad una battuta, e descrive uno stato d’animo del momento che il più delle volte è passeggero: può tanto tornare quanto non tornare. Una risata trasmette divertimento. Un vero sorriso ha una natura ben diversa. Non trasmette allegria, non trasmette divertimento. Il vero sorriso comunica quello che si ha dentro. Tutto ciò che è dentro di noi non è passeggero, anzi, al contrario è duraturo. Magari non eterno, ma è quello che in quella fase portiamo dentro di noi e ci fa stare bene.


"Ti ho visto sorridere, ma non mentre già sorridevi. Ho visto il tuo volto distendersi in un sorriso vero, in un sorriso sincero. Non c’è stata la tua decisione di tirare i muscoli del viso e mostrarti felice per qualcosa, ma ho visto il tuo viso sotto una spontanea trazione dei muscoli che ti hanno portato a sorridere. Ed io mi sono sentita bene con un tuo sorriso."


giovedì 7 gennaio 2010

Un'ingiusta giustificazione

In questi giorni, a seguito di alcune discussioni, ho avuto modo di osservare che spesso tendiamo a giustificare le nostre paure, e quindi dei nostri modi di agire, con le esperienze passate. In effetti le due cose un po’ sono collegate: le esperienze ci segnano, ci condizionano e ci cambiano. E ognuno di noi cerca di evitare delle strade che in passato gli hanno portato dei dispiaceri.

Allo stesso tempo, però, mi sto accorgendo che la causa del nostro modo di essere spesso diventa una giustificazione per rendere lecite le nostre azioni. È quasi come se volessimo apparire agli occhi degli altri come delle vittime da comprendere, e al posto di superare le nostre paure, usiamo queste come dei mezzi per mostrare le nostre sofferenze.

E in questo modo non rendiamo l’esperienza uno strumento in grado di guidarci cautamente in situazioni che potrebbero rivelarsi sbagliate, ma la rendiamo uno stupido pregiudizio che molto spesso fa pagare a chi non c’entra niente alcuni nostri, ormai passati, dispiaceri.


sabato 2 gennaio 2010

Disquisizioni Linguistiche


È in quei momenti in cui svolgi le solite azioni quotidiane, quei momenti in cui la testa incomincia a divagare che mi è venuta in testa una curiosità: “dire ciò che penso” è equivalente a “pensare a ciò che dico”? All’inizio cercavo di capire se una delle due frasi affermasse che uno dica tutto ciò che uno pensa, ma avendo riscontrato che né l’una né l’altra asserisse questo concetto ho pensato che fossero uguali, cadendo in errore. Dov’è la differenza allora? Eccola.

Dire ciò che si pensa altro non è che una manifestazione del proprio libero pensiero e soprattutto di sincerità. Chi dice ciò che pensa non si fa problemi di come gli altri possano reagire alle proprie parole, e di quanto possano non condividere.

Pensare a ciò che si dice è una manifestazione di cautela. Infatti, pensare a ciò che si dice non vuol dire manifestare il proprio pensiero, ma ragionare su quello che si sta dicendo, anche se si sta mentendo. Chi pensa a ciò che dice in genere si preoccupa delle reazioni degli altri alle proprie parole, ed agisce quindi con cautela nell’asserire.