sabato 2 gennaio 2010

Disquisizioni Linguistiche


È in quei momenti in cui svolgi le solite azioni quotidiane, quei momenti in cui la testa incomincia a divagare che mi è venuta in testa una curiosità: “dire ciò che penso” è equivalente a “pensare a ciò che dico”? All’inizio cercavo di capire se una delle due frasi affermasse che uno dica tutto ciò che uno pensa, ma avendo riscontrato che né l’una né l’altra asserisse questo concetto ho pensato che fossero uguali, cadendo in errore. Dov’è la differenza allora? Eccola.

Dire ciò che si pensa altro non è che una manifestazione del proprio libero pensiero e soprattutto di sincerità. Chi dice ciò che pensa non si fa problemi di come gli altri possano reagire alle proprie parole, e di quanto possano non condividere.

Pensare a ciò che si dice è una manifestazione di cautela. Infatti, pensare a ciò che si dice non vuol dire manifestare il proprio pensiero, ma ragionare su quello che si sta dicendo, anche se si sta mentendo. Chi pensa a ciò che dice in genere si preoccupa delle reazioni degli altri alle proprie parole, ed agisce quindi con cautela nell’asserire.

7 commenti:

  1. "dico quel che penso, faccio quello che dico" canterebbe Max Gazzè



    In termini algebrici potremmo dire che l'applicazione tra gli insiemi del dire e del pensare non è biunivoca e che comunque l'insieme di quel che si pensa e l'insieme di quel che si dice non conicidono. Tutt'al più si intersecano.



    Forse in queste due visioni sei un po' estrema perchè io posso dire quello che penso pensando a quello che dico cioè filtrare solo alcune cose che ritengo sia opportuno dire, senza mentire, senza offendere nessuno ed allo stesso tempo dicendo quel che penso.



    Salomonicamente penso che ci voglia un po' dell'uno ed un po' dell'altro, un po' di tattica non guasta mai e sopratutto, la persona veramente intelligente non è quella che pensa meglio degli altri, ma quella che sa quando tenere la bocca chiusa e quando no.



    Ciaü! =)

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  2. dire ciò che si pensa  a volte può essere solo un puro gesto egotico: affermare la propria centralità ed esistenza, pur non essendo necessario farlo e soprattutto non essendo questo richiesto.

    A volte un saggio silenzio dice molto di più e ci pone ad un piano più alto.

    Bateson la chiamava ecologia del pensiero.

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  3. Tra le due preferisco la seconda. Dire ciò che si pensa può essere anche dire la prima cosa che ti passa per la mente e, nel mio caso, non corrisponde sempre a ciò che veramente penso. Tra le due la seconda è quella che mi da più possibilità di "esprimere meglio" me stesso.

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  4. In genere dico sempre quello che penso anche a costo di sembrare antipatico.

    mi ricordo un vecchi detto che recitava è vile l'uomo che lingua ha dal pensier discorde.

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  5. Io di solito (se mi passi il gioco di parole con il titolo del tuo blog) uso due pesi e due misure. Ossia: parlo più esplicitamente quando penso che la cosa abbia un senso (ad es., se vedo nel mio interlocutore un reale interesse per il mio punto di vista o, comunque, una genuina voglia di mettere in discussione le proprie certezze) mentre sono molto più cauta quando mi accorgo che il parlare apertamente non servirebbe a nulla (perché magari l’altra persona è ancorata alle proprie convinzioni e/o perché prenderebbe le mie osservazioni come un attacco personale). Dipende quindi molto dalle situazioni. Anche se, ad essere onesta, i casi in cui mi concedo il lusso di essere completamente sincera sono decisamente in minoranza! o__o

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  6. Azzzz.......a me a volte capita di dire senza pensare. sai le figure di M.. che mi faccio ???? Per non parlare della mia incolumità fisica.

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  7. Giustissimo. Lo dico e lo penso.

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