martedì 27 settembre 2011

Guardarsi e riflettere

Non so perché, ma ho sempre avuto problemi con le mezze misure. Mi ricordo che quando ero piccola mio padre rimproverava spesso la mia fretta nel raggiungere un obiettivo, senza pensare ai giusti passi per riuscire a conseguirlo. Poi le cose sono cambiate, fino a rovesciarsi. La prima cosa che mi dico di fronte a un obiettivo è: non avere fretta. E mentre vedo che gli altri si disperano e si affannano per portarlo a termine il prima possibile, io quasi rido della loro fretta. Ma nel frattempo io non faccio neanche un passo verso l’obiettivo, perché “non devo avere fretta”. E alla fine, resto dove sono. O meglio, cammino fino al primo ostacolo.

In realtà, il mio problema per il conseguimento di un obiettivo l’ha individuato anni fa il mio insegnante di musica quando studiavo ancora violino. Mi disse: “Tu hai un’ottima prima vista, e questo ti frega; ottieni subito qualcosa di apprezzabile, e ti accontenti senza andare a migliorarti”. Mai parole più vere. Sì, perché ogni volta che intraprendo un nuovo percorso, ogni volta che miro a un nuovo obiettivo, parto in quarta e corro più veloce di molti altri fino a quando le mie capacità me lo permettono. Ma poi mi accontento, e al primo ostacolo mi fermo.

È come se non mi fosse ben chiaro che avere delle attitudini non vuol dire essere bravi, ma essere più agevolati a diventare bravi in qualcosa. E io mi limito a ciò che le mie attitudini mi consentono, per questo resto sempre ferma.


martedì 20 settembre 2011

Fatalismo

«Io penso una cosa, che quando si guarda al passato bisogna essere un po' fatalisti. Se abbiamo fatto delle scelte è perché le condizioni del momento ci hanno portato a pensare e ad agire così. E non si può rimpiangere quello che si è fatto, perché le cose non potevano andare diversamente se tu eri convinto che dovessero andare così»