(ecco a cosa servono!)
- Che esagerazione. Perché dici così?
- Perché è un dato di fatto, tutti mi hanno detto che non è possibile.
- Tutti chi?
- Tutti! Tutti quelli a cui ho chiesto.
- Mi tornano in mente le lezioni di Matematica.
- Che c’entra adesso?
- Il professore diceva sempre “ok. Abbiamo visto che vale per il numero 1, per il numero 2 e per il numero 3. Ma i numeri sono infiniti, non possiamo mica provare per tutti!”
- E questo che vuol dire?
- Che dei singoli casi non dimostrano il Teorema. Quindi il tuo discorso cade
vale anche per la categoria "architetti"?
RispondiEliminaSe mai riuscirò a diventare un'insegnante, come spero, sarà meglio che non lo dico ai miei alunni!! ^^
RispondiEliminaBuon lunedì
Direi che vale per tutti, l'ottimismo è diventato una religione... la felicità è di chi ci crede veramente.
RispondiEliminama noi non siamo infiniti, pertanto il solo numero che siamo è l'unico per cui si debba provare l'eventuale teorema, ed in vero è reale quello che crediamo più che quel che è.
RispondiElimina@maledetti_architetti: certo, vale per ogni categoria!
RispondiElimina@piccolastelli: ma no, è una lotta contro il pessimismo!!
@SalvoC: il problema è che chi non ci crede fa di tutto per non crederci
@Pangus: nella nostra finitezza e nella nostra singolarità sarebbe necessario un teorema per ognuno di noi. Quindi comunque ciò che vale per molti, non è detto che valga per tutti
sebbene siamo tutti fatti della stessa materia, e tutto ugualmente con essa reagisce. La differenza é una sensazione momentanea, al calar della sera sarà stato lo stesso giorno per tutti.
RispondiElimina@Pangus: secondo quello che dici, tutti dovremmo pensarla allo stesso modo. Ma come puoi notare, già io e te discordiamo su questo pensiero.
RispondiEliminaDico appunto che possiamo pensarla diversamente quanto vogliamo, ma alla fine sarà lo stesso ad essere per entrambi.
RispondiEliminaCome cantava il maestro "il peccado fu creder speciale una storia normale", il resto è speculazione, in fondo ben sappiamo quanto uguali siamo, e quanto uguale è quel che ci accade.
A meno che non siamo davvero "speciali", ovviamente.
@Pangus: la specialità sta proprio nella nostra singolarità. Tutto è normale quando ci è esterno, ma se una cosa è vissuta potrà essere uguale alle altre per gli altri ma non per chi la vive.
RispondiEliminaE allora è normale che non si vive una cosa speciale se la si rifiuta a priori credendo che sia normale.
Rifiutare per normalità sarebbe un eccesso, ma ho conosciuto troppe persone che vivono credendo che ogni cosa che le riguarda sia speciale per ritenerla una cosa buona.
RispondiEliminaDirei che "normale con gusto" sia un buon compromesso tra ragione e sentimento, in questo senso, per non perdere il gusto per quanto di davvero speciale invece c'è.
@Pangus: ah beh, se ti riferisci alle persone che vogliono affermare la superiorità delle proprie esperienze nei confronti delle altre... Allora sì, ce ne sono fin troppe in giro. Se per "normali con gusto" intendi vivere le proprie esperienze senza volerne fare una divinità per gli altri allora sono d'accordo con te. E soprattutto, credo che nessuno debba rinunciare a "quel gusto".
RispondiEliminaPerdona la mia difficoltà nell'essere chiaro, credo comunque che siamo arrivati a dama. Solo aggiungerei alla tua chiosa la considerazione per la possibilità di scegliere, senza per questo sbagliare, il "non gusto": quel silenzio, per capirci che può essere musica come e più della musica stessa.
RispondiEliminaCome dire, se la vita fosse una partita a poker non sempre andare a vedere è la scelta migliore, anzi talvolta un buon passaggio di mano può dare più soddisfazione di un piatto fortunato. E te lo dico senza sapere di cosa io stia parlando.
@Pangus: si è sempre saputo che a separare il coraggio dall'incoscienza è una barriera molto sottile quanto importante: la consapevolezza di quanto rischiare possa essere fruttifero.
RispondiEliminaaltra storia è rispettare poi tale consapevolezza...
RispondiEliminaGrazie per la chiacchierata e buon divertimento.
Mi piace molto come scrivi e ciò che dici. E la penso esattamente come te a questo proposito, "if you'll never try you'll never know" è la mia filosofia di vita. La statistica non ha leggi.
RispondiElimina... e l'induzione?!
RispondiElimina(oddio!,,,)
RispondiEliminaomfg che cazzata..
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RispondiEliminaLa logica non mente. Una retta è "retta" solo fino a dove riusciamo a vederla, oltre non possiamo avere nessuna certezza.
Bel post, in un certo senso rassicurante. Certo, non so quanti, come me, si sentano rassicurati dal vedere restringere il campo delle proprie certezze, ma a me rassicura.