martedì 5 ottobre 2010

Ricolleghiamo i fili

Mi sono accorta che leggendo i commenti del mio ultimo post mi viene sempre da rimandarvi al mio penultimo post. Allora ricollego un attimo i fili, e ve li faccio leggere insieme. Prima il penultimo e poi l’ultimo, inserendoci nel mezzo un mio vecchio intervento.


                 “Io credo che spesso trasformiamo le persone in sensazioni, per questo non riusciamo più a capirle. All'inizio riusciamo a conoscerle per quello che sono. Poi analizziamo, sintetizziamo e facciamo esperienza del loro modo d'essere. Col tempo trasformiamo l'esperienza in pregiudizio, partendo prevenuti. E non vediamo più le persone, ma delle sensazioni

                  “Se tu compri una piantina che ti piace, e ansioso di vederla crescere ci metti più acqua con la speranza che cresca prima, alla fine la piantina affoga e muore. Perderai l’acqua, la piantina e le tue aspettative. E starai sempre a chiederti che cosa hai fatto di sbagliato, perché quello che a te appare è che le hai dato quello di cui aveva bisogno. Ma non ti accorgi che il problema è proprio che gliene hai dato troppo e tutto insieme.
Anche il troppo bene fa del male, sia a chi lo riceve che a chi lo dona. E l’eccessivo bene è il male più difficile da comprendere e accettare.”

                   "Se noi proviamo qualcosa ma gli altri capiscono il contrario, non è sbagliato quello che proviamo ma come lo esprimiamo. E per quanto avremo la consolazione che per come ci siamo espressi siamo stati noi stessi, non verremo comunque capiti. Bisogna uscire da sé stessi e chiedersi cosa appare delle proprie azioni. Tu sai il significato delle tue azioni. Vedi se fuori di te appare quel valore. Noi non dobbiamo cambiare per gli altri, ma per noi stessi. Dobbiamo cambiare per esprimere quello che proviamo"

 


14 commenti:

  1. Interessante test di grande profilo intellettuale:-)

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  2. Essere denota la realtà di colui che è,e affermare che qualcuno è,rimanda all'essenza della persona,non alla apparenza.

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  3. l'analisi mi piace
    è credo sia tutto vero
    ma quindi?
    bisogna imparare a essere meno calcolatori? ad avere meno aspettative e vivere tutto come viene ed eventualmente correggere il tiro in corso d'opera?

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  4. non tieni conto della variabiloe "l'altro" chi ti dice che vorra capirti o a suo modo interpreta le tue azioni in modo diverso perchè ha un altrA esperenza di vita alle spalle. Anche se analizzi il tuo comportamneto per risolvere il problema non puoi essere nelal sua testa

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  5. In parte sai già come la penso..Vivere è mischiarsi con idee e approcci diversi dai propri.La ricerca di una certa conformità nelle reazioni finirebbe per essere deleteria, credo.Per quanto riguarda gli eccessi del bene, non potrei essere più d'accordo.

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  6. Quoto Kirby al 100% e aggiungo che a volte il fraintendimento è un'opzione involontaria che però è utile non trascurare. Possiamo sempre dire all'altro: non hai capito...

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  7. Preferisco "migliorare" o "crescere" a "cambiare", perché il solo cambiare è difficile e spesso non se ne vedono gli obiettivi, non se ne accettano le motivazioni e, come dici tu, se ne proietta sul prossimo il fallimento, come la delusione del rapporto malandato, o l'inevitabile distruzione delle aspettative.

    Allora migliorarsi, soprattutto come dono.

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  8. sostanzialmente d'accordo, ma con un memento:

    è fondamentale desiderare il piacere dell'altro

    Una buona serata

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  9. I tuoi post sembrano vestisti cuciti da una sarta su misura, non una parola in più del necessario, ricercati, eleganti, affascinanti. Ma non sei solo un'ottima sarta, in quest'ultimo hai dimostrato di essere anche una geniale stilita; capace di abbinare camicia, gonna e giacca, cuciti a suo tempo ma non destinati, per forza, ad essere abbinati tra loro, mantenendo lo stesso effetto che avrebbero tramesso se fosse stato un completo.
    Purtroppo non tutti hanno la tua silhouette(la tua saggezza) e certe cose son troppo strette da indossare per loro. Non gli resta altro che ammirarti o al peggio invidiarti terribilmente.

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  10. io non cambio per esprimere quello che provo, mamancoperidea. io esprimo quello che provo e lo esprimo nel mio modo e per questo sono io. e lo scegliersi sta proprio in questo, nel sentirsi simili perché in realtà siamo tutti diversi. non piegarti a qualcuno, cerca altrove.

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  11. Quello della piantina e dell'acqua mi ha colpito....un pò come un pugno..forse lo sapevo già ma ora mi è decisamente più chiaro.
    Te lo rubo e lo riutilizzo, lo linkerò al tuo blog.

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  12. Cara Nala Sc@rlet,
    Ho la sensazione che Tu abbia visto giusto. E', come Tu dici, prima di controllare gli altri controlliamo noi stessi, come ci muoviamo, come ci presentiamo, il tono della nostra voce ecc Ed oltretutto non è affatto detto che gli altri ci vedano come noi ci vediamo. Sarebbe quasi un miracolo, qualora ciò accadesse. Ricordiamoci infatti della vicenda descritta da Pirandello in "Così è se vi pare ". Come conclusione, la protagonista di cui non è nota l'identità, afferma "Io sono colei che mi si crede che io sia".
    Ed allora, se dopo i nostri esami ed autocontrolli, tutto viene lasciato, per così dire, al caso, pensiamo ad altro (sperando che si tratti di un passatempo più divertente).Ciao.
    Bluewind

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  13. Buona sera, Nala.

    Qual'è il punto?

    "Affinita elettiva", si collega col Suo post?
    Oppure: "Equilibrio?"
    La metamorfosi, è necessaria'.? Perché?

    Cordialità.


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  14. @Edoardoprimo: il punto è che la superficialità e la staticità da parte di due persone che interagiscono ostacola notevolmente la comunicazione. In alcuni casi la impedisce, in altri fa assumere dei singificati diversi rispetto a quelli che vogliono essere trasmessi

    @passatoPRESENTE: beh, è proprio il fatto che succeda da entrambi il problema. Se uno si comporta con me sempre allo stesso modo, e io trasformo il suo comportamento in una sensazione, allora non riuscirò più a capire cosa intendeva. E se l'altra persona insiste nell'esprimersi in quel modo, continuerà a trasmettermi quella sensazione e non quello che vuole. La "colpa" è di entrambi: del primo che non riesce a svestire le azioni dalle sensazioni, e dell'altro che persevera nonostante riscontri un risultato negativo. Certo, parlare aiuta ad abbattere questa frontiera. Ma molto spesso è difficile proprio individuarla la frontiera perché radichiamo in noi alcuni pensieri che non riusciamo minimamente a prendere in considerazione che qualcuno possa vedere le cose in modo diverso. Non fino a quando qualcuno riesce a farcelo notare.

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